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Natale in Turchia

Tempo di lettura: circa 20 minuti

Poco prima di Natale ceniamo con alcuni amici motociclisti e ognuno racconta cosa ha deciso di fare per le festività natalizie. C’è chi le trascorrerà a casa, chi si dedicherà a sistemare casa visto il recente trasloco, chi ha prenotato la settimana bianca, e poi c’è chi è ancora indeciso e sta consultando varie proposte turistiche per magari cogliere l’occasione di rilassarsi in una SPA.

Quando poi, fatto il giro della tavolata, tocca a noi esporre cosa faremo a Natale, abbiamo quasi timore a dirlo perché sappiamo come andrà a finire e quindi con voce fine, quasi bisbigliandolo diciamo: “andremo in moto in Turchia”… e qui si scatenano le mille domande tra le risate e la baldoria tipiche di una serata tra amici i quali ci chiedono: ma non sarà freddo? Ma è un paese sicuro? E se nevica?

Non abbiamo risposte a tutto, ma solo un po’ di informazioni lette qua e là e qualche previsione. Comprendiamo che gran parte delle persone vorrebbe viaggiare conoscendo ciò che li aspetta, ma questo è un lusso di cui facciamo volentieri a meno (sarebbe un limite alla nostra sete di scoperta e di avventura).

Viaggiare ci ha permesso di conoscerci e di crescere, quindi oggi viviamo i viaggi con molta semplicità giorno per giorno. Se lungo il nostro viaggio incontreremo degli ostacoli, valuteremo se affrontarli o aggirarli. Ogni situazione ci renderà felici perché stiamo viaggiando.  

E’ da anni che trascorriamo il Natale in moto. Noi siamo di Vicenza e tendiamo a dirigerci verso sud,  dove viaggiare in moto è sicuramente più piacevole, grazie alle temperature più miti.

Ovviamente ci siamo documentati sulla situazione climatica della Turchia in inverno e in particolare all’area del vasto altopiano anatolico dove trascorreremo 4-5 giorni. In questa zona l’inverno è freddo e nevoso ( le temperature vanno da +4 a -20 °C ) a causa delle irruzioni di aria fredda provenienti dalla Russia e ci sono forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Decidiamo di prenotare il traghetto andata e ritorno da Ancona per la Grecia e da li ci dirigeremo verso la Turchia. La Grecia la conosciamo bene perché l’abbiamo visitata in moto nel Natale del 2017… “mamma” quanta pioggia abbiamo preso nel Mani.

Per questo viaggio ho previsto 12 giorni, ma Alice ha poco più di una settimana di ferie e quindi decidiamo che il primo trasferimento fino ad Istanbul lo farò da solo. Parto alle ore 7.45 del giorno 19 Dicembre da Vicenza e poco prima delle ore 12.00 sono al porto di Ancona. Lungo la strada le temperature sono buone (+4 °C) . In prossimità di Ferrara trovo la neve nei campi che costeggiano l’autostrada, caduta qualche giorno prima e la temperatura scende un po’, per poi risalire in prossimità di Rimini.

Arrivato ad Ancona mi dirigo verso il porto “slalomando” tra enormi buche. Un addetto al traffico del porto mi fa segno di rallentare perché proseguendo lungo la strada le buche e l’asfalto peggiorano. Sembra quasi di non essere in Italia. Convalidato il biglietto salgo sulla nave. Appena partiamo il comandante ci indica di portare avanti le lancette dell’orologio di 1 ora perché in Grecia e anche sulla nave questo è l’orario in uso. Lungo la tratta mi renderò conto che gli occupanti della nave sono per lo più camionisti. Non ci sono turisti o famiglie. La notte non dormo perché ho prenotato la poltrona per contenere i costi, ma affianco a me c’è un signore che russa così forte che a volte si sveglia dal rumore che provoca.

Arrivo a Igoumenitsa alle 7.30 ed è ancora buio. I controlli per uscire dal porto sono veloci e mi ritrovo a percorrere la E90 in pochi minuti. In prossimità di Giannina le temperature si abbassano parecchio fino a toccare i –7°C. C’è molta neve sui bordi della strada e il fondo è ghiacciato. Solo a tratti si nota che è stato sparso del sale. Alcune auto procedono molto lentamente e le sorpasso. In molti tratti sono evidenti dei recenti danneggiamenti al guard rail. Sono passato di qui lo scorso anno e ricordo che degli amici mi avevano consigliato di fare questa strada di pomeriggio. Ora ne comprendo il motivo.

A qualche decina di km da Salonicco la temperatura risale e la strada diventa un lungo rettilineo. Lungo l’autostrada greca il pedaggio si paga in prossimità delle barriere chiamate TOLL. I costi per le moto vanno da 1€ a max 2,30€. Non ho prenotato niente per la notte, ma avevo pensato di fermarmi ad Alessandropoli. In verità arrivo ad Alessandropoli troppo presto e dopo aver fatto un giro per la città, complice il vento forte e le nuvole nere decido di proseguire fino al confine turco, che supero abbastanza velocemente perché non c’è nessuno.

Normalmente nei controlli in dogana le moto non le guardano e invece qui mi fanno aprire le valigie controllando il contenuto. Ho dovuto perfino aprire i portaoggetti laterali della moto, dove all’interno ho qualche chiave e le tute antipioggia. Forse mi hanno fatto un controllo così minuzioso, perché controllando la valigia di sx, dove normalmente si trova il vestiario di Alice, hanno trovato un reggiseno e vedendomi solo si sono insospettiti.

Uscito dalla dogana percorro un lungo tratto di strada dritta e poi una rotatoria. Da li troverò sempre più neve. Addirittura a tratti sembra che abbia appena nevicato. La strada è bagnata, ci sono 2 °C e l’asfalto è molto scivoloso. Incontro i primi cartelli che raffigurano un’auto della polizia. Alcuni hanno il lampeggiante che funziona. Finche non mi ci abituerò rallenterò alla sola vista della sagoma.

Potrei arrivare ad Istanbul, ma non è ciò che voglio: voglio godermi questa Turchia con la luce del sole e quindi proseguo fino a Tekirdag e arrivo in città alle ore 17.30, dove vengo accolto dalla preghiera del muezzin che dal minareto richiama i fedeli. Pur essendo Tekirdag  una città di mare, c’è della neve lungo i bordi della strada e la temperatura scende fino a 0°C. Dopo una giornata al freddo ho bisogno di una doccia calda. Trascorrerò la serata in camera a riposarmi visto che la notte prima non ho dormito.

In Turchia l’ora in uso è 2 ore in avanti rispetto all’Italia, e difatti al mio risveglio, dopo aver fatto colazione è ancora buio.  Attendo l’arrivo delle prime luci del sole verso le ore 8.30 e parto in direzione Istanbul lungo la E84 che costeggia il mare. Mi fermo a Silivri dove mi incuriosisce un carro coperto con un tendone sotto il  quale vengono vendute delle zucche. Mi fermo per una foto e vengo avvicinato dal proprietario che parla solo turco. Non riusciamo a comunicare bene, ma ci capiamo. Gli dico che vengo dall’Italia, lui mi dice che fa freddo in questo periodo per viaggiare in moto. Mi dice che i motociclisti di solito passano di qui nelle stagioni calde. Mi offre un tè e mi parla della sua attività. Comprendo che oltre al carro delle zucche possiede dei pulmini con cui fa trasporto di persone e alcuni carri attrezzi.  Nel frattempo tutte le persone vicino vengono a salutarmi e mi parlano turco come se io lo capissi. Mi viene posta una boccetta di acqua profumata. Tutti si versano questa soluzione sulle mani e se la cospargono sul viso e anche tra i capelli. Faccio così anch’io. Percepirò quel profumo per 2 giorni.

Proseguo con difficoltà per Istanbul (questo gruppo di persone non mi vuole lasciar proseguire) e per errore dopo Büyükçekmece imbocco l’autostrada. Al casello mi trovo con varie entrate che riportano dei cartelli con su scritto HGS o TCK e non vedo la possibilità di prendere un biglietto, quindi mi fermo. Lì affianco c’è un edificio giallo. Chiedo informazioni al personale presente e mi spiegano che è necessario fare una tessera prepagata valida per le moto. Mi fanno una tessera in circa 20 minuti su cui carico 100 lire turche che secondo il personale addetto mi consentiranno di percorrere l’intero viaggio.

Durante la mia presenza in quell’edificio vengo avvicinato da alcuni addetti che mi chiedono la provenienza in modo gentile e curioso. Quando gli dico che sono italiano quasi mi deridono. Mi spiegano che io sono uno dei pochi italiani che si ferma a fare la tessera. Tutti i motociclisti europei fanno la tessera HGS per transitare nelle autostrade turche a parte gli italiani. Quando poi fanno l’abbinamento “ITALIA – MAFIA” mi arrabbio, giro le spalle e non dò più retta a nessuno, anzi mi comporto in maniera evidentemente incazzata e impaziente nei confronti della signorina che mi sta facendo la tessera. Lungo la mia permanenza in Turchia ho cercato di raccogliere altre informazioni su questa tessera autostradale. Sembra che sia possibile richiederla in tutte le poste indicanti il simbolo “PTT”. Dal primo accesso al casello si ha tempo 7 giorni per fare la tessera e ricaricarla, dopodiché si incorre in una sanzione.

Proseguendo il mio viaggio verso Istanbul a una decina di km dall’hotel vengo sorpreso dalla presenza di  enormi edifici, dalla cura delle piazze e dei giardini e dall’intenso traffico. Ci sono tratti che si percorrono a 100 km/h e tratti in cui si è fermi per minuti.

Noto che molte auto sono FIAT e riconosco vecchie 131, UNO e Regata, ma al posto del marchio FIAT riportano il marchio con la lettera “T”. Osservandole bene vedo che la marca è TOFAS che è una casa costruttrice di auto turca con sede ad Istanbul. TOFAS è il frutto di una società tra KOC e FIAT. Ci sono però anche le FIAT vere come Palio, Linea, Albea e Siena. I camion sono per lo più FORD. Lungo il mio viaggio avrò modo di constatare che tra le auto è molto diffuso l’uso del GPL. Molti ciclomotori in città sono elettrici e le moto sono per lo più HONDA ( cilindrata max 250 CC ).

Dopo il check-in in hotel porto la moto in garage e inizio il  giro della città a piedi. Alice arriverà domani pomeriggio e io voglio conoscere questa città per farle da “cicerone”. Uscito dall’hotel e percorse qualche centinaia di metri mi sorprende la pulizia, l’ordine, la presenza di forze dell’ordine ovunque ( in divisa o in borghese ). Ogni negoziante cura e pulisce il marciapiedi che si trova davanti al suo negozio.  Mi sorprende la copiosa presenza di gatti, tutti curati e ben sfamati. Attira la mia attenzione un gatto di colore bianco, sdraiato all’entrata di una casa che si lascia accarezzare dai raggi del sole. Ha un occhio verde e uno azzurro e indossa un collarino con l’occhio di Allah.

Noto che ci sono molti uomini che hanno la testa sanguinante e viaggiano per strada tranquillamente. Ne vedo molti e di varie nazionalità. La prima spiegazione che mi dò è che si tratti di un rito religioso. Cercando informazioni su Google vengo a sapere che Istanbul è il regno di trapianto dei capelli e qui vengono uomini da tutto il mondo perché è molto economico ( un trapianto dei capelli a Londra costa 25.000€ a Istanbul costa 2.500€ ). Improvvisamente prendo paura dal forte acuto di una sirena proveniente dall’auto della polizia, che costringe un tassista a spostare il taxi non parcheggiato correttamente dentro le strisce. Istanbul è una città enorme, piena di turisti. Non sento o vedo italiani, probabilmente arriveranno dopo il Natale.

È il 22 Dicembre, finalmente Alice mi raggiungerà ad Istanbul. Prenderà un volo da Bergamo facendo scalo a Kiev. Desidero tanto riabbracciarla e raccontarle ciò che ho visto in questi giorni. Al mattino faccio una passeggiata al bazar egiziano. Alle 14.30 Alice scende dalla navetta che l’ha accompagnata dall’aeroporto all’hotel. Che emozione rivederci e quante cose abbiamo da raccontarci. Mettiamo i bagagli di Alice in stanza e poi partiamo per la visita della città passando per la zona universitaria, il mercato egiziano, il porto, il Gulhane Park, la moschea BLU, la basilica di Santa Sofia,  la cisterna, e per finire al grande bazar. Aver avuto modo di entrare nella Moschea Blu e nella Cisterna è stato molto bello e ci sentiamo molto fortunati perché la Cisterna alle ore 17.00 chiudeva al pubblico e noi siamo riusciti ad entrare pochi minuti prima della chiusura.

Non pensavo che Istanbul fosse il regno della contraffazione. Ci sono imitazioni di qualsiasi genere, dai capi di vestiario, alle borse, agli orologi, e il tutto commercializzato regolarmente nei negozi. Incredibile. Istanbul è una città molto bella in cui sicuramente torneremo.

Rientrando in hotel incrociamo una signora che porta con se una borsa. Ad un tratto dalla borsa le fuoriesce  un pezzo di pane che cade a terra. La signora disperata raccoglie il pezzo di pane e lo bacia portandolo al cielo per 3 volte. Questo è un forte segnale di rispetto in quello che si possiede, che ho avuto modo di vedere anche in alcune realtà africane, dove l’esubero e lo spreco non sono ammessi.

Il giorno seguente abbiamo una tappa in moto abbastanza lunga. Partiamo da Istanbul alle ore 8.00 ed è ancora buio. Fa caldo ci sono 14 gradi. Prendiamo la E80, perché desidero transitare sotto la galleria Eurasia che attraversa il Bosforo, ma quando arrivo all’imbocco noto il divieto di accesso alle moto, peccato. La temperatura si mantiene alta fino a Kocaeli e da li inizia un lento calo fino a toccare i 2°C. A Cogullu svoltiamo per Ankara prendendo la E89 e le temperature continuano a scendere fino a raggiungere i -2°C. Ankara si trova ad una altitudine di 938 metri quindi è normale che faccia freddo. Superata Ankara prendiamo la E90 fino a Sekerkoy dove usciamo dall’autostrada per raggiungere Bozan.

In centro paese percorriamo una bella strada sterrata che ci porta al Lago salato TUZ GOLU. Purtroppo il lago è pieno d’acqua e la strada sterrata che lo attraversa è piena di fango, ma anche in due carichi riusciamo ad attraversare questi 4-5 km di strada fangosa. La prima cosa che cercherò raggiunta l’altra sponda del lago, sarà un autolavaggio dove laverò la moto e gli stivali (sale, fango e acqua non sono una bella miscela per la moto). A questo punto ci dirigiamo verso GOREME che raggiungeremo verso le ore 18.30. Arrivati sul promontorio che sovrasta Goreme veniamo sorpresi da uno spettacolo unico. Ogni rupe o collina abitata ha le luci accese che tutte assieme regalano un gioco di luci e colori meraviglioso.

L’indomani con la luce del sole la vista della Cappadocia è ancora più meravigliosa. Partiamo per un trekking che ci vedrà impegnati fino alle ore 16.00. Alcuni trasferimenti verranno gentilmente offerti dalle persone del luogo che vedendoci a piedi ci chiederanno se abbiamo bisogno di un passaggio.

 Il silenzio di questo luogo è così assordante che sembra ti spacchi i timpani. La gente che incrociamo ci sorride e ci offre il tè caldo. Le persone non parlano inglese, ma esprimono alla perfezione con lo sguardo e il sorriso la loro accoglienza allo straniero. Accoglienza, semplicità, non serve tanto per disegnare un quadro  che si può scovare solo in pochi posti al mondo.

Da Çavusin partono diversi itinerari da percorrere a piedi, che ci portano alla scoperta dei famosi Camini delle Fate, o della Red and Rose Valley . Oltre a Çavusin c’è il famoso parco nazionale di Goreme che visitiamo. Ne vale la pena. Poi è possibile visitare la Pigeon Valley, che prende il suo nome dalle centinaia di piccioni che nidificano nella vallata. E come non nominare Urgup, una cittadina poco distante da Goreme dove poter vedere le bellissime chiese e le case incastonate nella roccia.  Ho lasciato per ultima la perla di questa Cappadocia;  Uchisar che considero forse la città più suggestiva della Cappadocia, arroccata su di un piccolo monte. È un gioiello che sotto certi aspetti assomiglia molto a Matera.

Abbiamo esplorato anche dei sentieri secondari, che non sempre si sono rivelati curati e aperti, ma che comunque ci hanno dato modo di vedere questa Cappadocia in tutta la sua bellezza. Speravamo di vedere qualche mongolfiera in volo, ma il vento forte, il freddo e la scarsa presenza di turisti hanno purtroppo giocato a sfavore.

Alle ore 16.00 abbiamo deciso di percorrere questo parco naturale in sella alla nostra moto. Certo la giornata non è stata calda, ma al nostro rientro alle ore 17.45 il termometro segna -3°C e nella notte è prevista neve. Per fortuna nella notte non è nevicato, ma in compenso ha fatto molto freddo e c’è voluto del tempo per togliere il ghiaccio e riscaldare la moto lasciata all’esterno.

Questa mattina ci dirigiamo verso il monte Soganli  per percorrere la Bayburt D915 considerata una delle strade più pericolose al mondo, lunga 106 km di sterrato con 29 curve a gomito. In verità arrivati al paese ci viene detto che la strada è chiusa per neve. Proviamo a farne un pezzo, ma la nebbia fitta il fango e l’acqua che scorre sullo sterrato danno poco scampo alle scelte possibili, quindi torniamo indietro con qualche difficoltà, perchè incrociamo delle ruspe (chi conosce la strada sa che è molto, molto stretta).

Ci dirigiamo verso Pamukkale, ma dopo Konya le temperature si abbassano e c’è molta neve sui bordi della strada. Più si sale di altitudine e più c’è presenza di neve sulla strada. La moto si comporta bene e riusciamo a procedere ( solo in poco rari tratti ) anche a 80 km/h. Dopo Huyuk piove forte e c’è pure qualche fulmine.  Arriveremo a Pamukkale alle ore 18.00 dove la temperatura presente sarà di 1°C e verremo accolti dalla prima nevicata dell’anno. Per fortuna con il proprietario dell’hotel riusciamo ad improvvisare una tettoia per la moto con dei tavoli e delle sedie e un tendone bucato che copre il tutto.

Il giorno seguente le strade sono impraticabili. C’è neve ovunque e tutti si adoperano per rendere le strade pulite. Noi ci incamminiamo a piedi e raggiungiamo questa collina che sovrasta il paese con questa serie di formazioni calcaree a terrazze chiamata Pamukkale. Ci sono alcune mongolfiere in cielo che però stanno scendendo, forse perché hanno portato i turisti a fotografare il sorgere del sole e ora stanno rientrando. Pioviggina e ci sono 2°C. Raggiungiamo il sito dalla parte sottostante e siamo costretti a toglierci le scarpe per accedere a questo luogo magico. Il percorso è lungo circa un paio di km e fa freddo. Pensavamo che l’acqua fosse calda, ma troveremo l’acqua tiepida solo da metà percorso in poi. È una forte emozione camminare in questo luogo tra cascate di rocce bianche, alternate a laghetti turchesi. Pamukkale significa “Castello di Cotone” e mi sembra sia la denominazione più azzeccata per questo luogo.

Il meteo non aiuta a scattare belle foto e trasmettere la sensazione di camminare su questa “nuvola”, ma di sicuro è un’emozione che conserveremo a lungo nel nostro cuore. Sulla sommità di Pamukkale troviamo l’Antica Piscina, tra frammenti di colonne e stupendi fregi marmorei. Qui si trova Hierapolis, antica città della Frigia e sito archeologico dove si respira ancora il fascino della storia e dell’architettura greco-romana.

Torniamo in hotel per le ore 11.30 e partiamo in moto direzione Bodrum. Le strade nel frattempo sono abbastanza pulite e i km da percorrere sono pochi. Per raggiungere Bodrum occorre superare delle montagne e la neve ci farà rallentare molto, complici i -3°C alle ore 14.00. A Bodrum veniamo accolti da temperature miti ( 8°C ) e un forte vento. Sulla spiaggia ci sono molti locali di intrattenimento e il centro è pieno di negozi. Il porto è ben servito e con molti posti barca. Deve essere bellissima d’estate.

Il giorno seguente ci dirigiamo verso Alacati e lungo il percorso andiamo a visitare il sito archeologico di Magnesia e successivamente quello di Efeso.

L’entrata a Magnesia è gratuita ed è possibile visitare l’antico tempio dedicato ad Artemide, l’Altare di Pergamo, il tempio dedicato a Zeus, dell’agorà, il teatro e il prytaneion (ovvero l’edificio in cui veniva custodito il fuoco sacro che non poteva mai essere spento). Si tratta di un sito all’aperto, che potrebbe essere curato meglio.

Solo 30 Km separano Magnesia da Efeso e quindi il trasferimento è rapido. Efeso si sviluppa in lunghezza su una collina. Per evitare di salire sulla collina e ridiscenderla per la stessa strada, abbiamo preferito farci accompagnare nell’entrata superiore di Efeso visitando il sito scendendo dalla collina. Il sito è molto bello e molto curato.  Efeso era una città con un porto commerciale di grande interesse e un centro culturale e religioso di spicco.  È possibile visitare l’agorà, i resti dell’antico acquedotto, il teatro minore (Odeon), il teatro grande, e l’asclepion ovvero l’ospedale.

La Biblioteca di Celso è l’opera più bella e suggestiva da vedere. La struttura che rimane è davvero imponente e bellissima, sebbene sia stata completamente ricostruita utilizzando i reperti ritrovati, comprese le statue che l’adornavano. Era la terza biblioteca più grande del mondo e ospitava circa 12.000 pergamene.

È suggestivo passeggiare sulla Via Arcadia, conosciuta anche come via del porto, era la strada più bella della città e sulla quale si trovavano due file di colonne.

Una cosa che mi è rimasta impressa è la presenza di una colonna tra le tante presenti che è la più alta  perché simboleggiava il punto in cui un tempo arrivava il mare. La via del mare veniva così chiamata perché univa l’antico porto al teatro.

Avremo modo di vedere quello che rimane del Tempio di Domiziano, distrutto dopo la sua morte, il Monumento di Memmio, la fontana di Traiano con la statua dell’imperatore dove l’epigrafe recita “ho conquistato tutto, ora il mondo è ai miei piedi” e le belle case terrazzate decorate con splendidi affreschi e mosaici.

La nostra giornata di visite non finisce qui, perché 30 minuti prima della chiusura riusciamo ad accedere al sito archeologico di Troia. Il sito è noto principalmente per essere stato teatro della leggendaria guerra di Troia narrata dal poeta epico Omero nell’Iliade e in parte nell’Odissea, ma la ricerca archeologica ha confermato l’importanza strategica della città ben al di là della singola vicenda greca. All’ingresso del sito  dell’antica città di Troia è ben visibile la costruzione in legno di un grande cavallo. Al cavallo è possibile accedere tramite una scala. Alice ovviamente vorrà salire.

Il giorno seguente prendiamo il traghetto a Canakkale dove veniamo traghettati sulla penisola di Gallipoli. In mare ci sono una gran quantità di meduse, di varie dimensioni, tutte di colore viola.

Arrivati a Kilitbahir andiamo a visitare il castello il cui nome (kilid al-bahr) significa qualcosa come “serratura del mare”, è stato costruito nel 1462 sulla sponda occidentale del Dardanelli nel punto più stretto, di fronte a Canakkale, dove c’è un’altra fortezza: questo permetteva di controllare il traffico, da sempre di eccezionale importanza strategica. La struttura della fortezza centrale è molto particolare con le sue mura trilobate e la torre centrale quasi triangolare. Il castello ha subito vari restauri e fino agli inizi del 2018 non era visitabile.

Proseguiamo nella visita della penisola di Gallipoli fin sulla punta e notiamo che ci sono numerosi ossari in ricordo ai caduti. Ricordo quando a scuola mi fecero studiare la campagna di Gallipoli, lanciata nella primavera del 1915, la quale rimase nella storia per essere stato uno dei disastri militari più eclatanti degli eserciti alleati durante la Prima Guerra Mondiale. L’operazione di Gallipoli, destinata a conseguire il controllo dello stretto dei Dardanelli e la capitolazione dell’Impero ottomano, alleato della Germania, si conclude con delle perdite militari pesanti ed una ritirata decisamente poco gloriosa.

Percorrendo la penisola in sella alla nostra moto mi rendo conto che purtroppo non è la stagione giusta in cui godere della bellezza di questi luoghi perché la natura è ancora ferma, in attesa della primavera. Il mare è bello, il sole scalda, ma la temperatura misurata dalla nostra moto rimane ferma a 4°C. Proseguiamo lungo la costa raggiungendo Gallipoli, bella cittadina, con un bel porto fatto di barche di pescatori, forse un po’ caotica per via dell’attracco dei traghetti e del continuo via vai dei camion. Da qui imboccheremo la E87 e poi E84 superando il confine turco e fermandoci per la notte a Leptokarya.

Il giorno successivo traghettiamo da Glyfa per raggiungere l’isola Eubea lasciandoci finalmente cullare da un sole caldo, mare cristallino e temperature ottime (12-14 °C). L’Eubea è la seconda isola per dimensioni della Grecia ( lunga 170 km ). A nord ci facciamo attrarre dalla spiaggia di Akra Artemison per poi percorrere i paesini termali di Lontra Gialtra e Lonta Adipsou. Ci fermiamo per un caffè a Limni, paesino curato pieno di ristoranti e molto affollato (non voglio immaginare d’estate). Da qui visto che è ancora presto decidiamo di proseguire per raggiungere il paese di Kymi in cui trascorreremo la notte. Per raggiungere questo paese occorre attraversare l’isola da ovest a est superando una serie di monti tra cui il monte Dirfit alto 1750 metri. La strada si fa interessante piena di curve e con un asfalto buono e proprio quando penso che questa sarebbe la strada giusta da percorrere in moto ne incrocio un paio dal senso opposto.

Superando un paesino procedo a bassa velocità e da una strada laterale a destra esce una prima moto, poi una seconda, poi una terza, tutti ovviamente senza controllare se devono dare la precedenza. In quel momento mi viene il dubbio che ci possano essere anche altre moto e quindi freno. Puntualmente esce un quarto motociclista ad alta velocità che rendendosi conto di avermi tagliato la strada alza il braccio sx in gesto di scusa. A volte è anche una questione di fortuna o di previsione. La prudenza rimane la sola arma in nostro possesso, tutto il resto è in mano al destino.

Mi renderò conto nel pomeriggio ( dal numero di motociclisti che incrocio ), che i motociclisti greci adorano le strade dell’isola Eubea perché sono poco trafficate e piene di curve. In prossimità di alcuni camion sull’asfalto ci sono molti sassi anche di grandi dimensioni. Provo a percorrere anche qualche sterrato che trovo ben mantenuto e di facile percorrenza. Percorrendo le colline dell’entroterra ad un tratto mi ritrovo davanti una serie di montagne innevate, ma vedendole distanti penso che non facciano parte di questa isola, ma della terra ferma. Invece con il tempo mi renderò conto che davanti a me ho il monte Dirfit che devo superare per raggiungere Kymi. Salito sul monte affianco al Dirfit trovo molta neve, ma le strade sono pulite.

Arrivati a Kymi veniamo accolti nell’hotel PELAGOS dove il proprietario ci tratterà come figli, offrendoci delle bevande calde e mettendoci a disposizione un riparo per la moto.

Il giorno seguente è l’ultimo di permanenza in terra greca quindi andiamo a visitare il sito archeologico di Eretria dove sono presenti alcuni resti di case, l’agorà, il ginnasio, gli spazi riservati al culto, e alcune tombe. Vengono rinvenuti continuamente reperti in questo luogo, tanta è la stratificazione dei periodi. Eretria deve essere stata una grande città di mare. Gli oggetti sono visibili nel museo della città.

Il viaggio prosegue sotto la pioggia fino a Corinto dove ci fermiamo ad ammirare il canale, per poi raggiungere velocemente Patrasso dove riprenderemo la nave che ci riporterà in Italia.

Concludo con due riflessioni:

La prima è una ammissione di ignoranza, in quanto credevo di trovare una Turchia più simile ai territori africani, invece questa terrà mi ha sorpreso per la sua capacità di accogliere il turista mettendogli a  disposizione strutture e strumenti utili al soggiorno. La rete stradale l’ho trovata buona, ben segnalata con distributori di benzina presenti e costanti in tutto il territorio. La gente disponibile al dialogo e all’aiuto. In nessuna occasione mi sono sentito in Turchia, perché mi sono sempre sentito a casa, ben accolto e in totale sicurezza.

La seconda è una consapevolezza sempre più forte, che l’Italia sia ferma. Ferma a quello che hanno fatto i nostri nonni, ferma alle abitudini, aggrappata alle convinzioni che gli altri sono ignoranti, che ognuno deve badare a se stesso fregandosene di chi ha vicino. Stiamo perdendo il valore della famiglia, delle tradizioni, dell’amicizia. Esiste solo il ME STESSO.  

Viaggiare apre gli occhi anche su questo e rende consapevole del fatto che qualcosa debba cambiare. Buona strada!

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