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Da Roma all'Irlanda in moto

Tempo di lettura: circa 27 minuti

Da Roma alla Francia

2 agosto, moto carica come un mulo. Faccio una fatica boia a tirarla fuori dal garage. Borsa da serbatoio, borsone legato sul posto del passeggero, borsa del portatile legata sul borsone, bauletto pieno, telo moto e sacco a pelo legati sopra al bauletto… fatevi un po’ di conti!

In realtà sto andando in ufficio. Partirò solo alle 16, ma non torno a casa. Quindi, tecnicamente, il viaggio è già cominciato! Con la testa in ufficio non ci sto:

«Andrea, dobbiamo parlare di quell’affare che stavi seguendo, prima che parti… Andrea… Andrea!!!»

«…affare… seguendo… bruuummm…»

Ore 16 e zero minuti, visiera abbassata, fottetevi tutti, parto! Roma-Civitavecchia e Aurelia che magicamente diventa autostrada (riuscirò mai a fare quella minchia di strada senza sbagliare prima o poi?) niente di interessante a parte il fatto che infilo i caselli del telepass senza telepass (cioè, ce l’ho il telepass, a casa… qualcosa me dovevo scordà).

Arrivo a Viareggio dove due miei amici mi stanno aspettando, con una bimba attivissima e deliziosa e un pancione che preannuncia il secondo in arrivo. La bimba mi prende in simpatia, la mamma dice che è perché mi ha visto arrivare in moto!

Cena in compagnia e tutti a nanna.

Il giorno dopo sono in autostrada in direzione Torino, mi fermo a pranzare con un amico che è appena arrivato da Roma in aereo e riparte la sera stessa (preso proprio pelo pelo!).

Adesso comincia il bello! Niente più autostrada, si svalica! Scelgo il Monginevro. Le Alpi sono sempre favolose, mi sarei fermato a visitare la fortezza di Exilles ma ho fretta di arrivare a Grenoble.

Il versante francese delle Alpi è quanto di più bello ci possa essere per un amante della natura: cascatelle, boschi, ghiacciai, un paradiso. Briançon già la conosco, non mi fermo (anche perché già mi fermo in continuazione per le foto) e tiro dritto.

Decido di affidarmi totalmente al GPS, che puntualmente mi fa incazzare facendomi prendere strade che evideteri pure se ci abitassi… ma alla fin fine ha sempre ragione lui, quindi andiamo! Arrivo a Grenoble con un’ora di ritardo rispetto al programma, ma la mia ospite non fa una piega e facciamo conoscenza in allegria. Per chiarire a tutti, sto viaggiando sfruttando il couchsurfing, faccio conoscenza con le persone del luogo e mi diverto!

Facciamo un aperitivo a casa e poi usciamo per vedere la città, che come tutte le città francesi di campagna o montagna è deliziosa. Alla fine torniamo a casa a mezzanotte, tempo zero già dormo, ho già il culo piagato ed è solo il primo giorno di viaggio!

A spasso per la Francia

Partenza da Grenoble, mi affido ancora al GPS che però stavolta ci prende alla grande, facendomi fare strade che più belle non si può. È una tappa bella lunga, 400 km, passando per centri piccoli e molto caratteristici.

Lapalisse è uno spettacolo, incontro altri italiani, che scoprirò essere fieri possessori di lambrette d’epoca. Il tempo comincia a peggiorare, per domani è prevista pioggia, ma vabbè, tanto sto andando in Irlanda, figurati…

Ecco Bourges, la meta odierna. All’ufficio del turismo mi danno l’indirizzo dell’ostello della gioventù (…sì, io sò gggiovane, perché, c’avete pprobblemi???). Per 20 euro parcheggio la moto al chiuso, ho la colazione inclusa e sto al centro… mettetece na pezza!

Il centro storico di Bourges è tenuto benissimo, un gioiellino, con concerti e bar con tavoli all’aperto… magnifico!

Poi arriva la telefonata che quasi mi rovina la vacanza: mi hanno clonato la carta di credito! La banca mi chiama subito:

«Prelevi tutto il ritirabile che le blocchiamo la carta…»

«Ma sto in Francia, devo farmi due settimane in giro, come faccio senza carta???»

«Se non vuole non la blocchi, ma sappia che se ci sono transazioni strane dopo questa telefonata, la banca non le risarcisce…»

«…miiiiiinchia!»

Prelevo tutto il prelevabile e blocco la carta. Ora devo decidere che fare: tornare indietro e dire addio all’Irlanda (perché un stronzo in Perù si è comprato le scarpe con la mia carta clonata), o fare lo zingaro per due settimane e sperare di riuscire a tornare indietro???

…fare lo zingaro per due settimane e sperare di riuscire a tornare indietro, chiaro!

Ora sono qui in ostello e domani vado a Le Mans, dove pranzerò a pane e acqua e non andrò al museo del circuito come previsto… ma l’Irlanda mi aspetta, non posso rinunciare!

Se c’é qualcosa che la vita mi ha insegnato, è avere sempre con se i tappi per le orecchie quando si dorme fuori casa. Non è una questione di non sapere con chi dormi, anche tuo fratello può essere rumoroso come una sala macchine di un vaporetto. È per questo che non ho ucciso il tipo che avevo in camera in ostello, con i tappi sembrava di avere un treno in corridoio invece che in camera… Lasciato l’ospizio (ahò, il più giovane là dentro ero io!) parto da Bourges e parto verso Le Mans.

La Francia la domenica muore: non si può dire che si riposa, muore proprio! In 100 e passa km non trovo un distributore aperto! Arrivo a un automatico, finalmente, mi avvicino e leggo sul monitor: “prego inserire la vostra carta…” Niente banconote, solo carte! Tanto, che ve pare che nel 2012 ce sta ancora gente che non c’ha la carta?

Non sapendo se ride o piagne, aspetto che arrivi qualcuno, gli spiego la situazione e con la sua carta faccio il pieno.

Il tempo si guasta e piove a sprazzi, ma non mi aspettavo di arrivare in Normandia col sole. Passo attraverso Blois, che è un peccato non poter visitare (il lungofiume era affascinante, sembrava di essere nel 17esimo secolo!), e arrivo nella città sede della più famosa gara al mondo.

Faccio un giro per il centro e decido di mangiare qualcosa, ma visto che è domenica, i ristoranti sono chiusi. Giuro che non scherzo! in giro non c’è nessuno, desolazione totale. Il programma era di rimanere lì la notte, ma mi sembra un’idea migliore tirare dritto per Caen, così da prendermela con più calma domani per l’imbarco. Mi butto nelle campagne normanne, con un tratto di strada completamente nel sottobosco, fantastico, il sole ogni tanto spunta tra i nuvoloni neri e il paesaggio si colora di giallo, c’è da rimanere a contemplare per ore.

Caen è all’altezza delle aspettative, bellissima la cattedrale, bello il castello… purtroppo è deserta (sapete, è domenica…) e dopo una galletta con tutto dentro (ho riconosciuto l’insalata perché era verde) mi ritiro in albergo.

Ah, non vi ho detto la buona nuova: riesco a rimediare per vie traverse il codice di una vecchia prepagata che avevo con me, c’ho caricato sopra il mondo e adesso fermateme se ce riuscite! Mi sono quindi permesso il lusso di un albergo a 1 stella invece dell’ostello, stanotte ho bisogno di dormire, un altro treno in corridoio non l’avrei retto…

L’arrivo in Irlanda

6 agosto, il vero viaggio comincia oggi! Per la prima volta ho la possibilità di prendermela con calma, senza l’ansia di dover arrivare assolutamente in tempo da qualche parte. Caen dista 130 km da Cherbourg, dove mi aspetta il traghetto che parte alle 6 di sera. Dalle 8 di mattina dite che ce la faccio ad arrivare in tempo?

Visto che ho tutta la giornata vado al mare! Seguo per il primo villaggio sulla costa e finalmente vedo il mare del Canale della Manica! Da parte a parte dell’Europa… mi sento come un conquistador spagnolo.

Altra isteria per fare il pieno, chiedo come ieri aiuto a un vecchietto che si impanica e mi dice di andare al negozio… In effetti, il negozio del distributore è attrezzato e non fa una piega, bastava solo saperlo!

Vedo le indicazioni del memoriale dello sbarco in Normandia, decido di passarci davanti giusto per dare un’occhiata… e finisce che ci passo due ore! Camminare per Omaha Beach, sapendo quello che è successo, immaginandosi come è successo, vedendo i soldati arrivare con i mezzi anfibi e i tedeschi difendersi… fa il suo effetto. Nel parcheggio vedo una paneuropa targata Portogallo: hanno vinto loro.

Continuo sulla costa, tra acquazzoni e sole, prendo la superstrada direzione Cherbourg ma decido di uscire prima per andare a Barfleur a vedere il faro. Sbaglio strada e mi ritrovo sulla supertrada. Riesco. Risbaglio e mi ritrovo sulla supertrada di nuovo. Fanculo, vado a Cherbourg, il faro lo vedo al ritorno. Arrivo all’imbarco con 4 ore di anticipo e incontro due italiani mukkadotati che hanno fatto più o meno la stessa strada che ho fatto io e vanno più o meno dove vado io, ma loro hanno le mogli che li aspettano già lì.

Mangiamo un panino insieme, facciamo due chiacchiere e torniamo all’imbarco. Ci mettiamo in fila davanti alla nave e cominciano ad arrivare un bel po’ di moto, a quanto pare solo noi italiani ci facciamo preoccupare dalla pioggia, qui vanno in jeans sotto il diluvio. Io ne approfitto per lubrificare la catena, che di sporco ne prenderó parecchio.

Saliamo sulla nave, metto la moto come mi dice il tipo e aspetto. Il tipo mi fa:

«Le corde sono lì»

«…eh???»

«Le corde sono lì»

«…eh???»

«Le corde sono lì»

«…ma che me la devo legà da solo???»

«…eh!»

Meno male che vicino ho MacGyver che in due mosse lega il CBR suo, quello della ragazza e la moto mia!

Ora sono sul traghetto, nella sala poltrone dove passeró la notte c’é gente improbabile (chopperisti irlandesi, un pazzo col liuto…) e m’é pure venuto il mal di testa. Spero d’arrivà presto in Irlanda…

PS: un gancio del ragno si è staccato ed è finito nel sottosella. Dopo venti minuti l’ho individuato in un posto inaccessibile a meno di segare il telaio. Ora la mia moto vive con un gancio del ragno in lei, ed è felice.

Piove.

…ah sí,scusate:

SONO IN IRLANDAAAAAA!!!! URRAAAAA!!!

…piove.

Voi dite, «che t’aspettavi»? Niente, che piovesse… ma la speranza non muore mai!

Scarichiamo le moto alle 11:30 ora locale, saluto i centauri conosciuti sul traghetto e partiamo più o meno tutti insieme. Mi metto dietro una colonna di macchine e mi ripeto mentalmente: «fai tutto quello che fanno loro…», in questo modo ammorbidisco l’impatto con la guida a sinistra.

Prendo la superstrada per Cork dove mi aspetta la seconda couch host del viaggio, e percorro un bel po’ di strada prima di accorgermi che mi sto rompendo i coglioni. Non sono venuto in Irlanda per fare autostrada, quindi ad un certo punto sbrocco e mi butto sulla costa.

Arrivo a uno spiazzo e scendo dalla moto, per avere il primo impatto con la costa irlandese. Quando vedo il mare e gli scogli, il verde sopra le rocce, il cielo plumbeo, capisco di essere arrivato in Irlanda. Una cartolina non potrebbe essere più precisa.

Percorro ancora un tratto di strada costiera per poi ritornare sulla statale. Arrivo a Cork e il GPS (a modo suo) mi porta fino a casa della mia ospite. Non c’é posto per parcheggiare, quindi lascio la moto un po’ distante e con un po’ di apprensione torno alla casa e faccio conoscenza.

Decidiamo di fare un giro per la città per approfittare del (fate attenzione) sole appena uscito. Cork mi dà un idea di familiarità, molti giovani, sembra che si conoscano tutti. Andiamo in una libreria alternativa (filoanarchica o roba simile…) e ordiniamo il cibo vegetariano che hanno lì dentro. Arrivano anche le coinquiline e amici di amici… passiamo più tempo a presentarci che a chiacchierare. Alla fine si fa un tavolone con una decina di perfetti sconosciuti che parlano di cazzate e ridono come dementi, come se si conoscessero da anni. A me ste cose fanno impazzire!

Torniamo a casa, stiamo ancora un po’ a cazzeggiare poi tutti a nanna, io personalmente ero stracotto, nonostante mi stessi divertendo non vedevo l’ora di sdraiarmi a dormire…

Nebbia e panorami

Parto di buon’ora, la moto è ancora là, oggi ci sarà da fare parecchia strada quindi ho una certa fretta. Infatti sbaglio strada 8000 volte con il navigatore che mi stava per dire «ma se non me dai retta che m’hai comprato a fa?», e in effetti seguendo i suoi saggi consigli imbocco la strada giusta.

Percorro tutta la strada costiera fino a Baltimore, senza avere particolari brividi lungo la schiena. Mi avevano detto che la strada lungo la costa era la più bella… boh, che ve devo dì, magari dopo migliora…

In effetti, basta seguire le indicazioni delle guide per evitare di perdere tempo in posti non all’altezza. Una volta capito mi butto direttamente sul Ring of Kerry, e… ragazzi, io non posso immaginare paesaggi più belli di quelli che ho visto oggi! Quel mare, quelle rocce, quella nebbia che sale e il sole… Ho addirittura fatto un’azzardo, mi sono tolto la tuta da pioggia!

Arrivo a Dingle, nella omonima penisola, alle 7 di sera dopo 11 ore di moto e circa 600 km fatti… giusto perché avevo detto che in Irlanda non volevo fare tappe troppo lunghe. A Dingle mi rincontro con un francese su BMW R1200RT conosciuto sul traghetto, mangiamo insieme e facciamo due chiacchiere. Poi lui va a letto distrutto mentre io mi prendo la seconda Guinness in un pub con musica irlandese dal vivo… avrei voluto rimanere là! Se non fosse che domani sarà un’altra giornatina bella impegnativa, magari l’avrei fatto davvero.

«Il Condor Pass è il passo piú alto d’Irlanda, si vede tutto, è magnifico, non puoi non andare a vederlo» e magari senza nebbia avrei pure visto qualcosa par davvero!

Considerabilmente contrariato seguo con le tappe previste, verso Tralee, e ad un incrocio ribecco il francese su RT. Dove vai, dove non vai, ah le Cliffs of Mohen pure tu, allora andiamo…

La strada prevede un trasferimento su traghetto di qualche minuto, subito dopo di noi arrivano tre motociclisti tedeschi su KTM 950SM, Honda CBR 1000 e Triumph Tiger 1050, salutiamo e di malavoglia rispondono, scendiamo dal traghetto e vanno via a una velocità da ritiro della facoltà di pensare, se mai ne hanno avuta una.

Arriviamo alle Cliffs of Mohen finalmente, che bello, adesso posso godere della magnifica vista… della nebbia! Ma porcaeva, mi faccio il culo piatto per arrivare a vedere le scogliere in Irlanda, e la nebbia me le nasconde? Io non mi muovo finché non esce qualcosa!

Il francese saluta e va, non vuole aspettare. Io sto lì due ore e mezzo, poi decido anch’io di andare via. Ma prima vado al bagno. Quando esco butto un’occhio alle scogliere, e noto che il mare è visibile… magari se aspetto un altro po’ le vedo per davvero, ste maledette scogliere! In dieci minuti la nebbia se ne va e mi godo uno spettacolo mozzafiato, ripagando appieno le quasi tre ore di attesa.

Parto immediatamente per Limerick dove mi aspetta il secondo host irlandese. Arrivo a casa sua, in un complesso di case all’americana, lui è molto simpatico e disponibile, nonostante non si lavi da un mese. All’inizio mi mette un pó di soggezione con il fatto che è stracattolico («il mio Gesù ti ha mandato una bella giornata di sole…») ma ciò mi ha fatto pensare ad una realtà non immediatamente evidente ma profondamente presente in Irlanda: è un paese ultrareligioso, e non c’è da stupirsi considerando che fino a 10 anni fa essere cattolico o protestante significava essere dalla parte degli amici o di chi far saltare in aria.

Alla fine comunque il tipo è tranquillissimo e ci scoliamo un paio di Guinness insieme ad un’altra coppia di austriaci sempre sua ospite. Poi tutti a letto, la stanchezza si comincia a far sentire!

PS: non piove, c’é il sole. Dicono che non è mai successo ad Agosto. Beccate e portate a casa!!!

Meraviglie della costa irlandese

È il 10 agosto, parto la mattina prestissimo con uno splendido sole e l’aria frizzantina. Mi sparo l’autostrada per Galway, dove mi fermo e faccio una rapida e salutare colazione con un panino enorme pieno di uova salsiccie pancetta e non ricordo che altro… mi basterà fino a cena.

Da Galway mi butto nelle strade della costa del Connemara National Park. Se dovessi fare una classifica della strada panoramica più bella mi troverei sinceramente in imbarazzo, ma forse la R335 la metterei per prima, in ogni caso è una lotta fra giganti.

A Roundstone ribecco ancora il francese, seguiamo insieme per un pó, poi lui si ferma al parco e ci salutiamo… che cazzo ce salutamo a fa tanto ce ribbeccamo sicuro! Più avanti incontro un gruppo di 4 BMW R1200GS di Piacenza, tutti coppie marito-moglie, chiacchieriamo un po’, poi io proseguo.

Adesso sono in pieno countryside, il paesaggio è illuminato da un sole innaturale che adoro e spero non finisca mai. A Knockmore mi aspetta la terza host, che mi preleva dalla strada principale e mi porta fin casa sua… una villa in mezzo alla campagna con assolutamente niente intorno, bellissimo! Una casa tutta in legno, manco nei film l’ho vista mai. Addirittura fa lei da mangiare, tipica cucina irlandese (ottima).

Passiamo la serata a chiacchierare. Si fa tardi e il piú diplomaticamente possibile mi ritiro nella stanza a lavarmi un paio di mutande che le ho finite tutte. Spero che per domani si asciughino…

PS: per domani è data pioggia. Fine della pacchia!

Ancora non piove. Sebbene non sia un cielo terso come il cielo estivo al quale siamo abituati, non piove. Tira peró un vento assurdo, e dà non pochi problemi. Parto di buon’ora, saluto la mia host che si è addirittura alzata per prepararmi la colazione e vado a Sligo, per vedere la città. Non è che abbia fatto un affare, mi rimetto subito in marcia verso la costa.

Adesso sí che riconosco l’Irlanda che volevo. Faccio tutto il periplo della penisola, mi rendo conto di quanto tira forte il vento sulla costa quando quasi mi sbatte a terra su un pianoro. Da fermo senza cavalletto non riesco a tenere la moto dritta, e in marcia per andare dritto piego di una decina di gradi abbondanti, senza superare i 40 all’ora. Diciamo che un po’ mi caco sotto, anche se la vista dei paesaggi lungo costa mi ricompensa alla grande.

Comunque la cacata sotto più grossa di oggi è stata quando mi sono perso la cartina in superstrada! Come un demente non ho chiuso la tasca per la cartina della borsa da serbatoio, e a 110 all’ora la cartina è volata via. Il tempo di fermarmi e ripescarla e già era un colabrodo… Più che altro, ho avuto paura che qualcuno facesse qualche incidente.

La giornata scorre tutta su strade secondarie in mezzo a praterie e scogliere, in questa zona dell’Irlanda la natura è incontaminata, e il vento non accenna a calmarsi. Vado a Malin Head, il punto più a Nord d’Irlanda, che essendo il paese più a Nord che io abbia mai raggiunto in moto, equivale al punto più a Nord mai raggiunto in moto dal sottoscritto. La mia Capo Nord!

Paesaggio surreale, vento assurdo, e gioia incontenibile mi accompagnano per la giornata. Arrivo in ritardassimo dalla mia quarta host, che a prima vista sembra la sorella tozza di Castrogiovanni. Gentilissima mi accompagna a vedere una specie di costruzione archeologica di millenni fa, e dalla quale si ha una vista magnifica del paesaggio circostante. Poi burger e Guinness al pub, chiaro!

Domani si entra in Irlanda del Nord!

PS: chiaramente le mutande non si sono asciugate. Le ho messe bagnate nella busta delle cose sporche e adesso sono bagnate e macchiate. E io continuo a stare senza mutande.

Irlanda del Nord e Dublino

Mi alzo presto e rimango chiuso nel bagno per 40 minuti. La serratura si blocca e solo con un uso massivo dell’WD40 si riesce a sbloccare. Inoltre il gatto gioca con la mia macchina foto compatta, che per una buona mezza giornata non funziona. Gli arrosticini ce faccio col gatto se lo ribecco!

La giornata inizia male e il tempo è abbastanza una merda, ma ancora non piove. Mi faccio tutta la costa verso Nord e attraverso lo stretto con il traghetto. Scendo e sono in UK, in Irlanda del Nord! Seguo la strada costiera che è meravigliosa, mi fermo a visitare un castello diroccato e becco almeno due gruppi di motociclisti italiani… Sembra che ci piaccia parecchio andare a spasso in moto a noialtri!

Arrivo alle Giant’s Causeway, una formazione rocciosa particolarissima e affascinante, che è stata abilmente trasformata in un’attrazione turistica costosa ma all’altezza delle aspettative (8 sterline e mezzo per ingresso e parcheggio… ah, comunque, sono passato da euro a sterline e da km a miglia! Che spettacolo vedere il GPS segnare il limite a 97 km/h!).

Quando finisco il giro comincia a diluviare, e aspetto un pó prima di andare alla moto. Il casco lo avevo lasciato attaccato alla moto ed è ovviamente fradicio, mi metto l’antipioggia e proseguo per il Rope Bridge, poco distante. Praticamente un ponte di legno e corda che collega due scogli dai quali si ha una visuale della costa meravigliosa.

Ovviamente ricomincia a piovere pesantemente e io sono su uno scoglio nudo dove non c’è un riparo neanche a morí, per tornare indietro devo aspettare la fila per ripassare il ponte. Risultato: pantaloni completamente bagnati! Fortunatamente riescono ad asciugarsi un po’ prima di tornare alla moto.

Da qui si và a Belfast, seguendo le istruzioni del navigatore, che invece di farmi fare la bellissima costiera mi sbatte nella campagna desolata per 70km: lo odio e, ovviamente, piove…

Mi do appuntamento col mio quinto host davanti all’università di Belfast: arriva, ci salutiamo, mi fa parcheggiare la moto al chiuso e mi dà una stanza vuota che gli avanza. Sembra un ragazzo normale, c’é qualcosa che non mi quadra, sicuramente cercherà di uccidermi stanotte. Usciamo per un hamburger e una Guinness, mi porta in un pub piccolo fuori dal giro dei locali famosi, dove due ragazzi con cornamusa e mandolino fanno tipica musica irlandese, io mi sento il re del mondo.

Domani giro della città e poi Dublino… la parte naturalistica del viaggio è finita.

13 agosto: mi sveglio con calma e per la prima volta non devo preparare i bagagli subito. Esco in moto e faccio un giro di Belfast. Mi dirigo subito a Nord della città, dove trovo i murales dei combattenti rivoluzionari… spaventoso, alcuni sono di guerra vera, con guerriglieri in mimetica e Kalashnikov alla memoria dei camerati caduti.

Vado in centro, parcheggio la moto insieme ad altre, volevo mettere solo il bloccadisco ma poi faccio caso che tutte le moto, anche i catorci, hanno il catenone attaccato al palo. Sai che c’é, me sa che lo faccio pure io… non se sa mai! Il centro città è gradevole, anche se lo si visita in non più di un paio d’ore a prendersela comoda. Chiaramente piove.

Ritorno dal mio host e prendo i bagagli. Per strada incontro due veronesi che avevo conosciuto sul traghetto, siamo in autostrada quindi ci mettiamo in carovana. Vedo che loro escono dall’autostrada, penso che vogliano farsi la strada costiera, poi realizzo che sto sbagliando strada e che loro stavando andando a Dublino sulla strada giusta!

Devo fare 15 km per trovare uno svincolo e tornare indietro. Ritrovo i veronesi ad un distributore sulla strada per Dublino e ci salutiamo con calma. Ripartiamo, loro vanno alla loro andatura, io alla mia, e visto che è presto decido di andare a visitare il sito archeologico di Newgrange, un tumulo funerario veramente interessante, datato quasi 5000 anni fa. Arrivo e tutti i biglietti sono finiti. La tipa mi vede sconsolato e mi chiede

«In quanti siete?»

«Solo io»

«Allora per uno solo c’é posto, ma ti devi sbrigare, la visita comincia adesso!»

Una botta di culo ci voleva. Mi catapulto sul bus e faccio l’escursione, e devo dire che ne vale la pena.

Torno alla moto che il tempo è splendido, e decido di non mettermi l’antipioggia. Riprendo l’autostrada e il cielo continua a essere bellissimo, solo una nuvolina all’orizzonte che non mi preoccupa. Mi avvicino alla nuvolina, sotto c’é un muro grigio: non ci vuole un genio per capire che sta venendo giù il diluvio, ma io me ne rendo conto solo quando comincia a grandinarmi in faccia. Mi fermo e sotto l’acquazzone mi vesto, riparto e per un paio di minuti scende tanta acqua che non si vede l’autostrada. Poi riesce il sole. La parola schizofrenico è un eufemismo per descrivere il tempo irlandese.

Arrivo a Dublino e mi metto a cercare un tourist office. Lo trovo quasi subito, chiedo per un ostello, me ne indicano uno a 10 metri, prendo un letto per due notti, vado a cercare un parcheggio per la moto, ne trovo uno custodito che per 15 euro mi tiene la moto due giorni. Splendido! Incateno la moto e ritorno in ostello. Sono pronto per fare un giro della città. Decido di mangiare qualcosa ed entro in un pub, e ritrovo i due veronesi! Alla faccia del caso! Mangiamo e poi andiamo a fare un giro dei pub del centro.

Il centro di Dublino è movimentatissimo la sera, un casino di gente a bere e cantare, musica dal vivo ovunque. Ci facciamo tre giri di Guinness. Mentre attacco bottone con un paio di ragazze sento il sottofondo di uno dei veronesi che parla con un irlandese ubriaco motoclista ducatista che lo prende per il culo che lui è stato a Philip Island e il veronese no, e il veronese riponde in italiano «se ti becco in pista ti faccio un culo cosí!». L’irlandese ride e io continuo placidamente a parlare con le tipe. Poi loro vanno a dormire, io rimango un altro po’ al pub e infine vado a letto anche io.

Giorno senza moto, visita di Dublino. Doccia fredda, non c’è l’acqua calda, scendo e lo dico al tipo. Fortunatamente scopro che è possibile far lavare i panni, quandi lascio il bustone della roba infetta che mi porto dietro da giorni… stasera indosserò vestiti puliti! Vado subito a visitare la biblioteca del Trinity College, davvero spettacolare e costosa. Ma tanto qui tutto costa caro, quindi…

Dalla City Hall parte un free tour e per le seguenti tre ore mi seguo un ottimo giro con tanto di guida simpaticissima e molto preparata che ci spiega un po’ la storia della città. Finito con il tour, visito la Storehouse Guinness. L’ingresso costa ben 16 euro ma va fatta, se come me adorate la Guinness è come andare alla mecca! Magicamente sopravvivo allo store, compro solo una maglietta, un paio di calzettoni, il pallone da rugby, gli asciugamani per la cucina… e basta, solo perché sto in moto!

Incontro un’amica di una mia amica che vive qui e ci prendiamo da bere in un bar con tavoli fuori, mi dice che oggi è il nono giorno di sole dall’inizio dell’anno! Ma come fanno a vivere in un posto del genere? Poi lei ritorna a lavoro e io continuo il giro della città.

Mi fermo a mangiare in un ristorante e faccio conoscenza con un gruppo di signori australiani, in giro per Irlanda e UK. Buon cibo e ottima compagnia, ci salutiamo alla fine della cena e vado a farmi un irish coffee, mai provato, lo devo prendere. Non mi fa impazzire, torno in ostello, sistemo la roba pulita in borsa, vado a letto. Ormai sono pronto per il rientro.

Si rientra: traghetto, Francia, Svizzera, Roma

Un ferragosto indimenticabile!

«Sei fortunato», mi saluta il tipo dell’ostello, «oggi è bel tempo». Bene. Prendo le prime gocce d’acqua ancora prima di uscire da Dublino. L’acquazzone lo becco come arrivo in autostrada. Finirà solo tre ore dopo, all’imbocco del traghetto. Mai presa tanta acqua.

Quando ho cominciato a sentire che mi entrava anche nelle mutande, ho pensato di denunciare la Tucano Urbano. Poi l’acqua è entrata negli scarponi da montagna, nella giacca… l’unica cosa all’asciutto erano le mani, visto che come copriguanti ho usato i guanti per lavare i piatti. Arrivo al traghetto e becco molti altri motociclisti tutti nelle stesse condizioni, il terminal è un accampamento di panni bagnati e gente che va e viene dal bagno con gli asciugatori che vanno a manetta.

Tucano Urbano, per il momento sei salva. In effetti l’unica cosa che avrebbe potuto tenere asciutto in quelle condizioni era la gomma. Alla fine saliamo sul traghetto, mi butto in doccia immediatamente e mi metto roba asciutta. Mi sento meglio. Mangio qualcosa al volo con degli italiani conosciuti in fila all’imbarco, e comincia l’inferno.

Mare forza tanto, onde alte quanto la nave, gente che non faceva in tempo a cambiare i sacchetti di carta da davanti alla bocca. Il mio stomaco ha resistito, ma non è stato facile e sono andato a dormire alle 9 perché mi dovevo assolutamente sdraiare.

Che bel ferragosto…

Mi sveglio alle 2:37 della notte sicuro che fossero le dieci e che stessimo per attraccare. Vedo l’ora e mi rimetto nel sacco a pelo a rotolare tra le poltrone. Il mare continua a essere un inferno, si placa solo alle prime ore del mattino. Mi sveglio affamato e mi lancio sul buffet.

«Dlin dlon!» Penso: «questo è il comandante, adesso dirà che stiamo per arrivare a Cherbourg e di prepararsi a scendere». E invece: «È il comandante che parla. Sono spiacente di informarvi che a causa del maltempo arriveremo con 4 ore di ritardo». Ne approfitto e prendo lo scarpone ancora bagnato e passo una mezz’ora sotto all’unico asciugatore della nave.

Passo la giornata in compagnia dei due ticinesi e del bergamasco conosciuti il giorno prima. Alle 16 finalmente scendiamo dalla nave. Decidiamo di fare un pezzo di strada insieme, direzione Auxerre, 530 km in 5 ore e mezza. Partiamo dopo le 16, quindi si viaggia fino a tardi.

Proseguiamo insieme seguendo le indicazioni del GPS del bergamasco (il mio c’ha lasciato le penne sotto l’acquazzone…), i ticinesi scelgono un’altra strada e noialtri tiriamo dritto per Parigi. La giornata passa tutta in autostrada.

Ad Auxerre decidiamo di fermarci al primo hotel sull’autostrada, che secondo il GPS è a 25 km. Non abbiamo tempo e voglia di dubitare dell’attrezzo e andiamo lì. Arriviamo alle 23 passate, l’hotel avrebbe dovuto essere chiuso ma si sono dimenticati la porta aperta… e visto che eravamo dentro sembrava brutto cacciarci! Ci danno una stanza e andiamo a letto senza cena, tutto chiuso, intorno c’é il nulla. Sembra uno di quei motel dei film americani dove sgozzano gli ospiti. E con questo pensiero mi addormento.

Faccio una colazione della madonna, mangio anche per la cena di ieri. Alle 9 siamo per strada, lui andrà verso Digione, io verso Ginevra, quindi ci salutiamo prima di metterci i caschi.

In autostrada incontro i mukkisti dell’andata, uno scambio veloce di battute e poi tutti di nuovo in marcia, che oggi è di fretta per tutti. Io faccio tutta l’autostrada fino al confine svizzero. La guardia mi ferma e chiede

«Ce l’ha la vignette

«No, non la faccio l’autostrada»

«…ma lei è sull’autostrada!»

«…ah, eeeh, vabbé, allora torno indietro e rientro da un’altra parte!»

Quindi torno un attimo in Francia e faccio qualche km di statale fino ad arrivare a Ginevra. Trovo il centro informazioni dove mi danno l’indirizzo dell’ostello della gioventù. Prendo un letto e ho anche la moto chiusa in garage, fantastico… A parte che per entrare in garage la rampa ha una pendenza del 200%, il pulsante è attaccato al cancello e quando lo premi il cancello ruota e sbatte sulla gomma della moto, che chiaramente non si può muovere perché in discesa. In parole povere, mi incastro davanti al cancello. Un’anima pia mi aiuta a tirare indietro la moto ed entro.

Ora è il momento di vedere sta città, in uno dei pochi giorni di sole l’anno che ha! Affascinante, e piacevolissima da girare. Il lago Leman è incantevole, e prendere un bel birrozzo seduto sulla banchina è un’esperienza toccante!

Domani il programma é: riva del lago, e passo del Sempione. E poi Italia di nuovo.

Mi sveglio nella casa di cura: non me lo chiamate ostello della gioventù se l’età media è 107 anni! In camera ne avevo uno che la mattina ero sicuro fosse morto. Colazione e parto seguendo la riva Nord del lago. Sinceramente mi aspettavo di più, il lago si vede a malapena, certo che comunque il paesaggio campestre svizzero è sempre meraviglioso. Da vedere: il Castello di non-me-lo-ricordo, esattamente sul ciglio del lago, che si mostra in tutto il suo splendore a chi percorre la strada verso Est.

Mi fermo a bere un succo a Montagny e proseguo per il passo del Sempione. Seguo scrupolosamente le indicazioni blu, non posso prendere l’autostrada e anche potessi non voglio, quindi faccio tutta la statale fino a quando appare l’unica indicazione Simplonpass in verde. Allora mi fermo a chiedere a dei poliziotti. La discussione è stata più o meno la seguente:

«Bonjour monsieur, ou est-ce que je dois aller pour le Simplonpass s’il vous plait?»

«Dort, wo es ist ein grünes Schild, moron»

«Mais, monsieur, je n’ai pas la vignette, je ne peux pas prendre l’autoroute…»

«Aber ich weiß nicht brechen meine bälle!»

«Est-ce que vous etes sur, monsieur?»

«GEHEN SIE UBER!!!»

«Tres bien monsieur! desolè monsieur! au revoir monsieur!»

Non so perché gli ho parlato in francese, magari parlava italiano, non lo sapremo mai…

In ogni caso ho preso l’indicazione in verde, che non so perché fosse in verde visto che non era autostrada e da lì in poi i cartelli tornano blu. Comunque il passo è splendido, il tipo di strade che prefersco, seconda-terza in pieno relax, lunghi curvoni, paesaggio esaltante. E una marea di motociclisti, ho fatto la fila all’ultimo distributore prima di salire (la benza in svizzera costa molto meno!) dietro a una decina di moto pronte per il passo.

Arrivo in cima, foto di rito, voglio un succo di frutta, non ho fame, ma poi vedo che fanno dei salsiccioni alla piastra con sugo di cipolle e polenta… e non si può dire di no! Mezzo tramortito dal leggero pasto estivo, ritorno in moto. Mi metto in autostrada e come entro in Italia, obiettivo Milano.

Arrivo a casa del mio amico in una città deserta, quasi uno scenario postatomico. Metto la moto in garage, e ci facciamo un giro al centro in cerca di una pizzeria aperta, cosa non semplice ma alla fine ce la facciamo. Un bel sigaro in piazza… non mi ricordo come si chiama, dove c’è la statua di Leonardo con i 4 discepoli, davanti al Teatro alla Scala. Poi a casa, anche lui domani parte presto, va in ferie, quindi non tiriamo per le lunghe.

Domani si torna a casa. Non ci credo.

Domenica 19 Agosto: sveglia alle 7:30, alle 8:21 sono in moto, alle 8:30 in autostrada.

Mi metto i tappi alle orecchie, così posso tenere la visiera del casco un filo aperta che la temperatura della giornata si preannuncia infernale. Non ci sono grossi highlights, si tratta di un pallosissimo trasferimento autostradale, tenuto sui 130-140 per cercare di arrivare il prima possibile a Roma: se autostrada deve essere, allora che duri poco!

Nonostante i tappi, la distanza si fa sentire: spalle e mani fanno male. Verso Orte comincio a sentire musica celtica e quando arrivo sul raccordo mi accolgono i folletti che mi dicono «ancora 10 minuti… e ce l’avrai fatta!»

Decido di andare a salutare un amico, motociclista, con il quale ho fatto la Romantischestrasse qualche anno fa. Lo incrocio veramente per un’ora: lui parte oggi stesso per tornare a Torino dove lavora, e io non potevo non incontrarlo… Chiaramente per farlo rosicare a bestia!

E finalmente rientro a casa. Scarico tutto, porto la moto al lavaggio, cerco di scartavetrare il cimitero d’insetti che si è spappolato in ogni dove, e la parcheggio in garage. Totale km 5990, ho rosicato: 10km in più e facevo cifra tonda!

Vabbè, sarà per la prossima volta… perché è chiaro che ci sarà una prossima volta!

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Andrea

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